martedì 17 gennaio 2017

"Il Coltello" di Noemi Gastaldi

Chiedo venia per l'assenza. Non mi dilungherò sulle scuse: ho problemi in famiglia, e la famiglia è più importante di tutto il resto. Ho anche preso una pausa dalla scrittura. Per il momento ho pronta per voi la recensione dello spinoff dedicato al mondo della trilogia "Oltre i Confini" di Noemi Gastaldi, "Il Coltello". Enjoy!

Sinossi

Due facce separate da un coltello, una sola essenza: la lama. E quella lama, quel filo intangibile, non è cosa da aversi. Non si può far altro che tentare di recepirlo nei dolorosi tagli che sa infliggere.


Ed ecco la mia recensione.

Ottimo. Uno spinoff del mondo "Oltre i Confini" davvero ben scritto, introspettivo e particolare. Il protagonista è Bruno, un viator incontrato da me nel primo e secondo volume dell'opera (purtroppo devo ancora leggere il terzo, ma lo farò presto), e apprezzato soprattutto nel secondo come antagonista. Bruno è un personaggio, appunto, particolare: molto intelligente e sveglio nella vita "reale", spento e assente quando si trova nel mondo oltre i confini. Questo dualismo, questa separazione delle personalità, come, per l'appunto, se fossero state separate da un coltello, è resa molto bene in questo racconto breve da Noemi Gastaldi, che con maestria ci ha offerto uno spezzone della vita "reale" di Bruno, tra negozio e università, prima di essere totalmente assorbito dalla vita oltre i confini. Complimenti all'autrice che è riuscita nell'ardua impresa senza tirare direttamente in ballo la sua identità di viator. Dopo aver letto questo e gli altri due romanzi, mi è venuto però spontaneo chiedermi se la sua vita reale, nel senso di vera, sia questa o l'altra da viator, in cui Bruno è davvero se stesso. Il racconto è leggibile senza aver letto la trama principale ma, per apprezzare davvero la maestria dell'autrice e le verità tra le righe, consiglio caldamente di leggere anche la trilogia.



Per oggi è tutto. Non so quando riuscirò a postare la recensione del romanzo "Le Ombre della Dea" di Manuele Velluti, perché non l'ho ancora terminato. Spero presto, ma sicuramente non prima che "si calmino le acque" per me e la mia famiglia. Mi rincresce, ma per il momento leggere è l'ultimo dei miei pensieri. Alla prossima.

martedì 18 ottobre 2016

BLOG IN TOUR tappa n. 4 "Oltre i Confini - Prima trilogia completa" di Noemi Gastaldi

Salve a tutti! Sono lieta di partecipare al blog in tour dedicato alla trilogia completa di "Oltre i Confini" della bravissima autrice Noemi Gastaldi. Sul blog Le passioni di Brully potete trovare tutte le altre tappe con le relative date. Ma passiamo senza ulteriori indugi alla nostra autrice e alla sua opera.



Quarta di copertina:

È una storia passionale e avviluppante, che sconvolge nel più profondo dell’animo.

- BLOG LIBERA-MENTE –

Viene spontaneo chiedersi se la nostra sia l’unica realtà esistente, forse è la sola che conosciamo ma non bisogna mai porre dei limiti alla conoscenza.

– BLOG PENNA D’ORO –

Lucilla soffre di allucinazioni fin da quando era molto piccola.
Francesca è in grado di viaggiare tra due mondi: la realtà materiale e quella immateriale.
Lucilla e Francesca conosceranno il mondo oltre i confini. Confini labili, personaggi misteriosi, situazioni imprevedibili. Nel racconto di un percorso di crescita interiore molto speciale…

Formato Kindle: 2.70 euro. Gratis per gli iscritti al programma “Kindle Unlimited”
Formato cartaceo: 15.99 euro
Lunghezza di stampa: 850 pagine
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E ora qualche informazione sull'autrice:

NOEMI GASTALDI nasce ogni sera quando le incombenze quotidiane hanno fine. Vive per scrivere e anche un po’ per sognare, infine, muore ogni mattina. Odia svegliarsi, preferisce rinascere.
Attualmente ha pubblicato:

Trilogia “Oltre i confini”
- Vol. 1, Il tocco degli Spiriti Antichi (2012) - Vol. 2, Il battito della Bestia (2014) - Vol. 3, Il canto delle Forze Ancestrali (2015)

Racconti in edizione digitale:
- Casamatta (2015) - Male Dire (2015) - Il Coltello (2016)

Per Eroscultura:
- 22 fiori gialli (2009 - prima edizione, 2012 - edizione attuale, rivista e perfezionata da Eroscultura)

Per saperne di più: noemigastaldi.wordpress.com

E un piccolo estratto selezionato dall'autrice per voi:

*La Temperanza*  


La Temperanza si fermò a un passo da lei; i suoi capelli non smisero di ondeggiare nella semi oscurità.
Lucilla non disse altro, ma non abbassò lo sguardo. Quello Spirito Antico aveva qualcosa di diverso rispetto agli altri suoi pari: non era minimamente interessato a rassicurare chi gli stava davanti, né faceva nulla per mascherare la sua natura di creatura soprannaturale. Non pose i piedi scalzi a terra, rimanendo sospesa e mantenendo lo sguardo ben al di sopra dell'altezza di Lucilla. “Fantasy non è il modo di chiamare chi si è perso.” disse semplicemente. Non verificò l'effetto che quella frase fece su Lucilla e, con movimenti lenti e decisi, fece per voltarsi e procedere verso il nulla.
“Sono... sono venuta a reclamare l'esistenza di Duffy, Duffy Macfie, la mia amante predestinata.” ritentò Lucilla. Senza nemmeno accorgersene, la sua voce assunse una solennità che le era del tutto estranea, mentre i suoi occhi continuavano a fissare quelli ghiacciati della Temperanza, che sembravano non vederla. Non c'era altro, solo quell'essere potente da sfidare e vincere.  

E questa è la rappresentazione della protagonista Lucilla


Per oggi è tutto, alla prossima volta con una mia recensione. Stay tuned!

martedì 27 settembre 2016

"La Leggenda del Drago d'Argento - La Spada Nera" di Paolo Massimo Neri

Buongiorno cari lettori e lettrici. Non accamperò scuse per la mia prolungata mancanza, e, a dirla tutta, non avrei dovuto nemmeno ancora scrivere questo post, visto che mi ero prefissata di aspettare l'uscita del mio nuovo libro (Forgotten Times - Il Seme della Corruzione) per ritornare, ma mi sembrava il caso di almeno farvelo sapere. Per una serie di accadimenti che non vi starò a spiegare, la mia famiglia richiede la mia presenza costante. Questa situazione non finirà tanto presto, anzi, temo che non finirà mai, e la mia famiglia ha la precedenza su tutto. Come è giusto che sia. Per il momento, finché non si "calmeranno le acque", mi prenderò una pausa dalla scrittura, cercherò di promuovere il nuovo libro che dovrebbe uscire a breve, proseguirò con le recensioni e cercherò di dedicarmi ad altri progetti di stesura di articoli vari, su cui non voglio dire nulla per non sbilanciarmi troppo. Di progetti ne ho tanti, di volontà pure, di tempo (e possibilità) poco e niente.
Ma per il momento basta così. Sappiate che sto continuando a leggere e, poco a poco, recensirò.
Oggi dedico questo spazio al primo volume della saga de "La Leggenda del Drago d'Argento" di Paolo Massimo Neri.


Sinossi

“La porta si aprì lentamente e sulla soglia comparve un uomo senza un occhio e dai lunghi capelli grigi”. Egli è Guyl Dosberg, detto Ferrobraccio, ex cavaliere, incaricato da suo figlio Gaelmn con una misteriosa lettera di allenare il nipote Koddrey, per il suo futuro di cavaliere presso la Scuola di Spada di Willysberg. Di lì ha inizio l’avventura, il percorso di crescita del ragazzo alla costante ricerca delle sue oscure origini. Egli incontrerà strane creature e strani manufatti, ma scoprirà anche valori importanti come l’amicizia e lo spirito di sacrificio. Conoscerà la morte e il male che dovrà fronteggiare, insieme ai suoi amici e a un potere sconosciuto. Un’eredità pesante e un’esperienza importante lo costringeranno a maturare in fretta per sopravvivere. Senza rendersene conto, egli inizierà un cammino costellato di delusioni, riflessioni, emozioni, legami di sangue, intrighi, menzogne, personaggi misteriosi, ma anche di colpi di scena, di confronti, alla ricerca della propria identità senza arrendersi alle avversità. Per se stesso e per gli altri. Fino alla verità.

Note dell'autore

Il primo libro de "La leggenda del Drago d’Argento", "La spada nera", si propone, nelle mie intenzioni, come l'inizio di una serie di romanzi mirati ad attirare la curiosità del lettore facendolo riflettere sui rischi, sulle domande ancora senza risposta, che hanno determinato (o determinano) la propria crescita e aiutandolo a comprendere il messaggio segreto che traspare dalla narrazione. Un segreto che riguarda la vita di tutti i giorni e da cui dipendiamo senza rendercene conto e con cui, forse per noia o per comodità, non vogliamo avere a che fare. Ma è soprattutto un romanzo thriller-fantasy incentrato sulla capacità del ragazzo di reagire, di guardare in faccia la realtà, di andare avanti senza arrendersi, malgrado le ferite e i dubbi che la vita gli sottopone giorno dopo giorno, e di rialzarsi più forte di prima grazie soprattutto all'aiuto dei suoi amici. Il sacrificio, la responsabilità, la consapevolezza di se stessi, il coraggio ma anche la determinazione, rendono questo primo libro (da me eufemisticamente chiamato “romanzo di presentazione”) come un percorso di crescita personale, di tutti. 


Ed ora, la mia recensione.

Molto classico.

Raramente mi capita di essere così indecisa sul giudizio da dare a un romanzo. Generalmente, fin dall'inizio, dalle prime pagine, ho una prima impressione, un "presagio" che mi dice: "Questo libro è da cinque stelle (o quattro, o tre, ecc ecc)". Durante la lettura di questo romanzo, invece, la mia opinione è cambiata così tante volte che ne o perso il conto. Ma andiamo per gradi.
Bisogna innanzitutto ammettere che "La Spada Nera" è un lavoro titanico. Essendo anch'io una scrittrice (e un'editor), posso testimoniare di quanto sia difficile scrivere e correggere un libro così lungo. In linea di massima la grammatica è buona, con qualche refuso qua e là che comprendo possa perdersi nel mare di pagine, anche se ho purtroppo notato un po' di confusione con la coniugazione dei verbi, ovvero l'uso di tempi semplici laddove si rendono necessari tempi composti. Mi sarebbe piaciuto riportare un esempio, ma a lettura terminata non sono riuscita a ritrovare ciò che cercavo nel kindle (non so se si possa sottolineare, non ho mai imparato a farlo). La cosa non è comunque così ricorrente, fa un po' storcere il naso di tanto in tanto, ma si può soprassedere. Ciò a cui invece non si può soprassedere è la presenza di troppi fronzoli inutili, che rallentano la cadenza narrativa e talvolta (soprattutto all'inizio) ti fanno venir voglia di lasciare la lettura a metà. Questo è stato il motivo principale per il quale ci ho messo più di un anno a terminare il libro. Con "fronzoli inutili" intendo che il romanzo avrebbe bisogno di diversi tagli strategici, che riguardino soprattutto le descrizioni. In certi punti - in cui il ritmo narrativo richiede invece botta e risposta veloci, che facciano salire il livello d'adrenalina nel lettore, e lo spingano a divorare il capitolo e magari cominciare il prossimo -, sembra invece di leggere: "Quel ramo del lago di como, che volge a mezzogiorno tra due catene ininterrotte di monti..." e ti viene voglia di passare al paragrafo successivo, dove ti aspetta il seguito dell'azione che ti aveva interessato appena poco prima. La situazione si fa poi meno pesante dal 60% del libro in poi, quando la storia diventa più interessante e degna di nota. Da quel punto del libro ho incominciato davvero a leggere con un certo gusto e interesse (e in molto meno tempo), soprattutto con l'entrata in scena dell'elfo Ghonim e le rivelazioni sull'origine del protagonista. Non mancano comunque un po' di difetti strutturali, la scuola di spada e magia richiama un tantino Hogwarts, come pure gli altri elementi rientrano perfettamente nei canoni del fantasy classico, senza però dare quella sensazione pesante di trito e ritrito, ma un piacevole deja vu che fa sorridere e suscita anche un po' di tenerezza negli appassionati del genere.
Alla fine mi sono rimasti però un paio di dubbi su ciò che avevo letto (spoiler): 

Ma perché a nessuno passa nemmeno per l'anticamera del cervello che Maruen possa essere un demone mutaforma (e anche un po' vampiro), come se fosse una cosa impensabile e impossibile, quando mi pare di capire che i druidi fossero già venuti a contatto con i demoni di Shuuram? E perché i norjeni (o come si scrive) sono considerati una razza a parte, diversa da quella umana? C'è scritto che nani, elfi e umani sono in realtà la stessa razza umana, solo che gli elfi si sono evoluti per abitare le foreste e hanno sviluppato la magia, e i nani per abitare le caverne, sviluppando così la medicina, ma hanno tutti la radice umana in comune. I norjeni sembrano venire dal nulla, e ci sono pochissime spiegazioni  a riguardo (che spero siano comprese nel volume successivo).

Fine spoiler.

Alla fine dei conti, il romanzo vale la pensa di essere letto, e complimenti all'autore per aver scritto un lavoro tanto corposo e minuzioso, il che non è da tutti. Rimango dell'idea che con un paio di accorgimenti (di cui ho parlato sopra) l'opera migliorerebbe parecchio, ma il fattore "primo romanzo" bilancia l'equazione e fa chiudere anche più di un occhio solo. 


La prossima recensione è già pronta nella mia testa, devo solo scriverla. Alla prossima volta con il racconto breve "Il coltello" di Noemi Gastaldi.
In lettura: "Le Ombre della Dea" di Manuele Velluti.


giovedì 31 marzo 2016

"The Black Rose Saga - Holy Grail" di Susan Mikhaiel

Salve a tutti. Ho finalmente terminato il mio quarto romanzo (Forgotten Times - Il Seme della Corruzione) e aspetto con ansia la sua uscita con EVE edizioni. Nell'attesa, ricomincio a occuparmi del blog ("Era ora!" direte voi. Lo so -_- scusate. Mea culpa) con questa prima recensione al quarto capitolo della saga di Black Rose scritta da Susan Mikhiel: "Holy Grail".


Sinossi

Babilonia e Gerusalemme. Sette squilli di trombe. I quattro cavalieri.Ceile è riuscito a riportare in vita il fratello Luke, ma a caro prezzo: Sue è morta e la città è devastata dagli spettri. I cadaveri non si contano più, Tokyo è in fiamme e la gente fugge per trovare riparo.In un'Apocalisse che è anche Passione e Guerra Santa, verrà finalmente svelato il segreto che si cela dietro il Santo Graal.I nodi della storia cominceranno a sciogliersi, con conseguenze drammatiche per tutti.

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Salto di qualità

Rispetto ai primi tre volumi, in questo quarto capitolo della saga si incominciano a vedere le differenze qualitative in trama e svolgimento. Se ai tempi di "Powers" ho voluto premiare l'impeccabile grammatica dell'autrice con 4/5 - anche se la profondità dei personaggi e l'esposizione dei fatti presentavano ancora diverse lacune (risolte comunque in buona parte nelle revisioni) - adesso posso dire con certezza che "Holy Grail" merita anche un mezzo voto in più, e che ricopre tutte le varie sfacettature considerabili. Ma andiamo per gradi: i personaggi hanno finalmente la profondità di una persona reale. L'autrice non abbandona il suo cripticismo storico, quindi ancora bisogna intuire (magari anche un po' più di intuire) il perchè di certi cambiamenti e decisioni, soprattutto della protagonista. Per far ciò, consiglio di leggere con molta attenzione, perché nulla è lasciato a caso, e ci sono diversi indizi importanti sparsi, necessari per comprendere ogni passaggio. Questa considerazione vale, ovviamente, anche per la trama. Questo volume è molto importante, è un punto di transizione, un passaggio dall'infanzia all'età adulta. Le ragazze sono costrette a lasciarsi alle spalle la spensieratezza dei giorni di scuola e lavoro al negozio, costrette a crescere di colpo per reagire e cercare di porre rimedio alla morte di Sue. Un colpo di scena dietro l'altro, una lunga serie di dovute spiegazioni cui il lettore anelava dal primo volume, e un finale inaspettato e dal sapore amaro che ti lascia il desiderio di sapere subito cosa accadrà dopo. La fascia di lettori consigliata rimane quella dei "nerd", soprattutto se hanno stomaco forte. I toni "majokko" da ragazze magiche con la divisa alla marinaretta e le armi decorate da stemmi gattosi ci sono ancora, ma sono sempre più smorzati e diluiti dalle atmosfere cupe e a volte un po' splatter che avevano già cominciato a consolidarsi nei capitoli precedenti. Complimenti all'autrice per i numerosi miglioramenti. Ho grandi speranze per il prossimo volume.



Per oggi è tutto! Cercherò di pubblicare almeno una recensione al mese, e ho in programma anche altro, ma per ora non voglio sbilanciarmi, lo saprete quando sarà il momento. Ora sto leggendo "La leggenda del drago d'argento" di Ennio Masneri, sono al 50%, quindi questa sarà la prossima recensione. A presto!

giovedì 28 gennaio 2016

Nuova uscita: "Agnes" di Antonella Sacco

Salve a tutti! Ho quasi terminato la stesura del mio nuovo romanzo, e presto posterò una nuova recensione, ma nel frattempo è uscito il nuovo romanzo di una bravissima collega, Antonella Sacco! È quindi con immenso piacere che vi presento Agnes! Buona lettura!

Sinossi

Agnes ha settant'anni e non si è mai mossa dalla città in cui vive e quasi mai dal quartiere in cui abita e in cui ha insegnato per tanti anni. Un giorno, dopo aver letto la biografia di un pittore a lei sconosciuto sente che è stato il destino a mettere questo libro nelle sue mani e che deve sapere di più sull'artista e vedere i suoi quadri; non trovando alcuna notizia su di lui né in biblioteca né su Internet si reca nel paese in cui sembra che il pittore abbia vissuto ma trovare le sue tracce è quasi impossibile. Agnes comunque non si arrende e, inseguendo il pittore, intreccia nuovi rapporti e si trova, suo malgrado, a tirare un bilancio della propria vita, a scoprire il perché delle scelte fatte e capisce che un futuro è ancora possibile.

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E... un regalo da parte dell'autrice! 


Incipit

La lampada e il libro

Prendere la metropolitana è stata una pessima idea; la folla mi soffoca, il mio naso è tormentato da odori diversi di sudore, capelli, profumi, creme, abiti indossati più e più volte, stropicciati. Non vedo l'ora di giungere alla mia fermata e ogni volta che aprono le portiere sbircio fuori per leggere il nome della stazione, ma non è mai quella e nuovi passeggeri salgono e mi spingono sempre più all'interno contro gli altri che mi circondano.
Finalmente arrivo: a fatica attraverso il muro di corpi che mi separa dall'uscita e scendo. L'aria della stazione sotterranea sembra fresca e pulita dopo quella che ho respirato nel vagone. Salgo le scale e seguo le indicazioni per piazza Le Perroquet Bleu, dove tutte le settimane c'è un mercato di cose vecchie, fra le quali una mia amica ha asserito di aver visto delle lampade che potrebbero fare al caso mio. Sono mesi che ne cerco una da tenere sullo scrittoio, ma non sono ancora riuscita a vedere qualcosa che corrisponda a quella che io immagino. La mia amica è convinta che al mercatino la troverò e siccome provare non costa niente eccomi qui. In realtà provare mi è costato moltissimo, non ricordavo quanto disagio potesse provocarmi un viaggio in metropolitana. Di solito non mi muovo dal mio quartiere, lì ho tutto quello che mi serve e lo giro quasi sempre a piedi o con l'autobus, evitando le ore di punta.
La zona in cui mi trovo adesso la conosco poco, anzi per niente. Dove sarà la piazza con il mercatino? Quasi d'improvviso mi trovo in un vicolo, che si incrocia con altri vicoli e stradette, un labirinto. Allora procedo girando sempre a sinistra: ho letto da qualche parte che questo è il metodo per uscire da un labirinto, e siccome questo è solo un garbuglio di strade, venirne fuori dovrebbe essere più facile, nonostante il mio inesistente senso di orientamento. Mentre cammino mi guardo intorno: molte abitazioni sono cadenti, ma a tratti mi imbatto in case modeste e perfettamente in ordine, dalla facciata dipinta di fresco, tende immacolate alle finestre, un piccolo giardino ben curato sul davanti. Ritagliato in una palazzina di due piani il cui intonaco è scrostato e a più di una persiana manca qualche stecca, dietro l'ultimo angolo, c'è un negozio. L'insegna, la vetrina e la porta sono in legno scuro dipinto in bianco, blu e ocra, a disegni floreali e intrecci; la pittura sembra appena fatta, è lucida e pulita, neanche una screpolatura; sui vetri leggermente fumé neppure una ditata né una traccia di insetto. Nella vetrina, su un ripiano ricoperto da un drappo giallo oro con arabeschi bruni, fra libri dalle copertine consunte e le pagine ingiallite e oggetti in ceramica e in bronzo, ecco la mia lampada. È una fortuna che i miei passi abbiano seguito la strada sbagliata.
Entro decisa e il mio passaggio è sottolineato da tintinnii e fruscii, di mille piccoli oggetti appesi alla porta e allo stipite. Odore di polvere, discreto, se non ci fosse il negozio sembrerebbe finto.
Mi avvicino al banco, che non è altro che un tavolo di legno, appoggiato su una grande zampa formata da serpenti incrociati, che con la coda si appoggiano a terra e con la testa sorreggono il piano. Il rumore che ho provocato varcando la soglia si affievolisce e, mentre mi guardo intorno, un uomo appare da dietro una tenda scura, che nella penombra sembra una parete.
Il banco è illuminato da un lampadario di cristallo dagli innumerevoli pendenti; mentre l'uomo si avvicina guardo il suo volto, ha occhi neri profondi.
Ci diamo il buon giorno, poi gli chiedo di mostrarmi la lampada in vetrina.
“Una scelta raffinata” commenta lui andandola a prendere. La posa sul banco, amorevolmente, poi si volta verso lo scaffale alle sue spalle ed estrae da un cassetto una lampadina; l'avvita, infila la spina e voilà, la mia lampada funziona; sono così concentrata su di lei che non mi accorgo nemmeno che l'uomo ha spento le altre luci per mostrarmi l'effetto al buio.
Vorrei sapere il prezzo ma esito a chiederlo: un po' perché mi sembra un sacrilegio mescolare il denaro con un oggetto d'arte, un po' perché temo che costi troppo per le mie tasche e allora preferisco non saperlo ancora e illudermi di potermela permettere. Lui mi legge nel pensiero, del resto è normale che adesso io stia pensando a questo, e mi dice che è un vero affare, costa pochissimo, e infatti ha un prezzo alla mia portata.
“È di valore ma l'ho avuta per pochi soldi” mi spiega, poi mi mostra poi un piccolo segno sotto la base: è il marchio della fabbrica, cioè la sigla della persona che l'ha disegnata: LR, ovvero Robert Lorier. È un nome che non ho mai sentito, non me ne intendo di queste cose.
Questo Lorier aveva un parente pittore, forse il padre o il fratello, aggiunge l'uomo, da qualche parte in bottega c'è un libro che parla di lui. Gli dico che compro la lampada e, mentre conto le banconote, lui con destrezza la sistema in una scatola tirata fuori chissà da dove. Mi chiede se deve farmela recapitare o se la porto con me. Io penso alla ressa della metropolitana, ma non voglio separarmi subito da questo oggetto che è appena diventato mio. Dirigendomi verso l'uscita abbracciata allo scatolone urto una pila di volumi che sporgono da uno scaffale. Poso la scatola in terra e mi chino per raccogliere i libri che ho fatto cadere. Lui è subito accanto a me e insieme li rimettiamo a posto. L'ultimo, mi fa notare, è proprio quello di cui mi parlava, la biografia del Lorier pittore. La copertina è di un celeste pallido, l'autore una donna che ha il mio stesso nome di battesimo, Agnes. Mi incuriosisce e decido di comprarlo ma, prima che possa dirglielo, l'uomo mi precede e me lo offre in regalo. Lo ringrazio e gli chiedo perché; lui risponde che evidentemente il libro mi stava aspettando e lui ha solo avuto il compito di custodirlo per me: c'è tanta naturalezza nella sua voce mentre lo afferma che non so replicare, per quanto trovi bizzarra la sua cortesia.
Esco. Verso occidente il sole ha insanguinato un branco di nuvole pigre distese sull'orizzonte; fra non molto scivolerà dietro le case e poi sparirà del tutto.
Percorro le strade del quartiere labirinto, e sento ancora addosso gli occhi dell'uomo, ma è uno sguardo buono, come se intendesse accompagnarmi fuori dalle viuzze tutte uguali, lo sa che sarei capace di perdermi, nonostante le indicazioni che mi ha dato. Invece arrivo alla stazione della metropolitana che ancora il cielo è rosso.
Trovo posto a sedere, così il mio bagaglio non mi crea problemi né rischio di romperlo. Poggio la scatola a terra fra le gambe e inizio a sfogliare il libro. Vengo assorbita a tal punto dalla storia che mi accorgo di essere alla mia fermata quando le portiere si sono già chiuse. Sospiro. È forte la tentazione di lasciarmi cullare dal movimento della vettura e proseguire nella lettura ma mi costringo ad alzarmi. Scenderò alla prossima fermata e tornerò indietro con il treno che va nella direzione opposta.
Quando approdo sul marciapiede il sole è ormai tramontato del tutto: la sera è quasi diventata notte e una luna tonda color zabaione se ne sta appesa lassù alla mia destra. La strada verso casa è faticosa, la scatola mi pesa sulle braccia e quando entro nel portone un cartello mi avvisa che l'ascensore nel mio palazzo è di nuovo guasto, costringendomi a fare a piedi cinque piani di scale.
L'ora di cena è vicina, ma sono stanca e non mi va di cucinare e, soprattutto, sono impaziente di  leggere il libro: così mi accomodo sulla mia poltrona, perfettamente illuminata da una lampada a stelo, e mi immergo di nuovo nella biografia di Claude Lorier. Quando alzo la testa verso l'orologio appeso al muro sulla parete vedo che sono già le nove passate. Ecco perché qualcosa nel mio stomaco non va; è meglio che mangi un boccone: taglio una fetta di pane, un pezzetto di formaggio e sbuccio una mela, mettendo tutto in un piatto, da tenere sulle ginocchia mentre continuo la lettura. L'equilibrio non è perfetto, ma ho conciliato i due interessi, quello degli occhi e quello dello stomaco, che smette presto di brontolare e lascia che mi dedichi in pace a Claude Lorier.
Fin dalle prime pagine ho capito che il pittore è il padre del disegnatore di lampade e anche che Agnes Gravellon, l'autrice della biografia, aveva senz'altro un rapporto profondo con Claude Lorier, di odio-amore, direi; talvolta infatti ne esalta le qualità e le opere, talaltra ne sottolinea impietosa i difetti, le meschinità. Lo critica molto, ad esempio, per il modo in cui si prende cura del figlio: a momenti di affetto totale alterna giorni in cui quasi non ne avverte la presenza. Non parla mai di una moglie, forse è morta o forse andata via, perciò il pittore deve anche colmare l'assenza della madre, ma questa responsabilità a volte se la scrolla dalle spalle, è un peso troppo grande per il suo corpo costretto su una sedia a rotelle.
L'invalidità è una buona scusa, dice sempre Agnes, un ottimo alibi dietro cui nascondersi. Ma poi si tuffa nella descrizione di un dipinto e dello stato d'animo che lo ha fatto nascere (o che lei vi legge) e allora non esiste altro che Claude Lorier pittore, senza corpo, senza difetti: il coraggio di un sentimento, di un'emozione confessati su una tela.
Mi chiedo che tipo fosse questa Agnes, tento di immaginarla da ciò che traspare di lei nella storia dell'altro e nelle parole che usa. È un lavorio continuo nella mia mente, mentre divoro pagina dopo pagina. La presenza di questa donna è forte, a tratti sembra sovrastare quella del pittore di cui si è eletta biografa. Quella che ha scritto è comunque una biografia assolutamente non convenzionale, in cui i dati oggettivi sono quasi del tutto assenti, tanto che mi chiedo se il pittore ha vissuto davvero a Varbles, come Agnes afferma, o no.
L'ultimo capitolo è breve e il tono cambia all'improvviso, diviene quasi una cronaca, ma avverto, sotto l'esposizione sintetica dei fatti, l'urlo di un dolore che cerca di restare nascosto: Claude Lorier è morto. Il linguaggio si fa scarno, essenziale, pochi cenni alla malattia che colpisce l'artista. Non trovo nessuna indicazione sul luogo in cui le sue opere sono conservate, o almeno in cui erano al momento della stampa della biografia.
Come vorrei vedere i quadri di Claude Lorier. Nel libro non c'è neanche una riproduzione e quanto descrive Agnes è più legato allo stato d'animo dell'autore e dello spettatore che all'aspetto delle tele. Le indicazioni sono frammentarie, riguardano soprattutto particolari o tecniche e poco le opere nella loro interezza: la mia fantasia mi propone delle possibili immagini ma temo che siano assai diverse dagli originali.
Andrò in biblioteca, domani, a cercare notizie su Claude Lorier e foto dei suoi quadri. Mi incammino verso la camera e vedo in un angolo la scatola con la lampada: non l'ho neppure scartata, eppure ero così contenta di averla trovata. Questo libro mi ha come stregata, forse mi sono fatta condizionare dalle parole dell'uomo del negozio, ma sento che, per me, non è un libro qualunque.
Ripetendo la frase che ha accompagnato il dono della biografia mi rendo conto che ne riecheggia in certo modo un’altra, di tanti anni fa. Una frase che, a quel tempo, ha segnato il mio destino. E adesso cosa succederà se non ignoro i richiami di Claude Lorier? Il corso della mia vita potrebbe cambiare di nuovo? Un brivido quasi impercettibile mi sale per la schiena. Allora non è stata di buon auspicio ma, alla mia età, è sciocco avere timori.   

 
L'autrice

Laureata in Matematica, ha sempre amato, oltre alla Matematica, leggere e scrivere.
Ha pubblicato vari libri per ragazzi: “Un evento memorabile” (casa editrice Raffaello, 2005), “La torre della Papessa” (Serie Arancio de Il battello a vapore – Piemme, 2011),  Lidia, che detesta la Matematica” (Scienza Express, 2013), “Carolina Lucrezia, William e le stelle” (I Gufi - Il Villaggio Ribelle, David and Matthaus, 2014).

Gli ebook pubblicati come self: 

Lo specchio: 27 racconti

Link utili

sabato 19 dicembre 2015

A Natale leggici gratis!



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Capito tutto? Chiedete e vi sarà dato


lunedì 30 novembre 2015

"I, Baalym. I figli di Baal" di Francesca Costantino.

Salve a tutti, vi sono mancata? Scusate il ritardo, ma non ho assolutamente tempo per leggere DX Chiedo perdono, ma si avvicina la scadenza con la CE EVE edizioni, quindi devo assolutamente terminare di scrivere il seguito del mio Forgotten, prima di tornare a dedicarmi al blog. Per questa ragione, questa sarà l'ultima recensione prima delle vacanze, poi ci rivedremo a gennaio, dopo l'uscita del libro. Nel frattempo, ecco qui il terzo volume della saga di Francesca Costantino. Enjoy! ;)



Sinossi.

Cancellate quanto sapete della storia del pianeta, perché è ora di scriverne un'altra. Politica, religione, famiglia... ogni certezza collassa, è la fine del mondo! Sta a noi decidere se piangere sulle macerie del passato, o andare avanti nel futuro. Si conclude così la saga de "I figli di Baal" ispirata ai giochi di ruolo D&D e ai videogiochi Diablo e Baldur's Gate. Maghi ed esseri mitologici, elfi oscuri e antiche divinità di Atlantide troveranno la pace con l'aiuto del dio Baal, per ricostruire la Città d'Oro e dare speranza all'umanità.

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Bello, ma...

Ho letto i primi due libri della serie, e il secondo aveva raggiunto l'apice, meritando ben 5 stelle, quindi forse è per quello che le mie aspettative su questo romanzo erano troppo alte, ma erano appunto basate su un secondo capitolo straordinario. Purtroppo non è all'altezza dei suoi predecessori, anche se rimane comunque una bella storia da leggere, dalla trama lineare, in cui tutti i nodi vengono al pettine come da copione. Ci sono state un paio di cose che maggiormente mi hanno spinto a dare 3 stelle, e non di più: prima di tutto, il POV. Quello in particolare ha bisogno di essere rivisto, perché ci sono troppi cambiamenti discordanti tra di loro e tendono a confondere il lettore. In secondo luogo, non mi è piaciuto lo sviluppo di eventi secondari come quello dell'11 settembre, che a mio parere avrebbe potuto offrire infinite possibilità, ma è invece stato affrontato in maniera un po' piatta. Di sicuro è un romanzo che ha potenziale, e con le adeguate revisioni il voto salirebbe di sicuro. L'autrice ha dimostrato di essere una scrittrice più che competente, quindi sono sicura che saprà renderlo un capolavoro con una semplice revisione del testo. Resta comunque una buona lettura, e per questo la consiglio.





A presto e buone vacanze a tutti!
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